Corte dei conti, relazione sul PNRR segnala spesa a 113,5 miliardi e maggiori risorse riallocate
La revisione del PNRR approvata tra novembre 2025 e marzo 2026 mantiene pressoché stabile il quadro complessivo delle risorse, ma ne modifica la composizione e gli effetti sulla finanza pubblica. Al tempo stesso, l'attuazione del Piano accelera sia sul fronte degli obiettivi europei sia su quello della spesa, mentre resta rilevante la quota di interventi destinata a protrarsi oltre il 2026.
In evidenza
- La revisione del PNRR a fine 2025 rialloca 16,4 miliardi su otto nuove linee d'investimento, elimina sette investimenti da 1,5 miliardi e riduce 32 iniziative per 14,7 miliardi.
- A fine febbraio 2026 la spesa sostenuta raggiunge 113,5 miliardi, superando il 58% delle risorse complessive, con circa 24,2 miliardi previsti in spesa oltre il 2026.
- A marzo 2026 quasi il 48,5% dei progetti pubblici risulta concluso o in collaudo, mentre per valore corrispondono solo al 12,4% dell’investimento totale.
Revisione del Piano e avanzamento finanziario
Come riferito dalla Corte dei conti in una relazione semestrale approvata il 27 maggio 2026, la revisione del PNRR di fine 2025 aumenta le risorse disponibili per 16,4 miliardi attraverso otto nuove linee di investimento e il rafforzamento di nove interventi già esistenti, ma comporta anche il definanziamento totale di sette investimenti per 1,5 miliardi e riduzioni parziali su 32 iniziative per 14,7 miliardi.La rimodulazione favorisce maggiormente incentivi alle unità produttive, strumenti finanziari e crediti d'imposta, mentre si riduce il peso relativo dei lavori pubblici e degli acquisti di beni e servizi. Secondo la Corte, questa nuova articolazione può semplificare il conseguimento degli obiettivi concordati con l'Unione europea e offrire più flessibilità nel calendario della spesa finale, con una parte degli esborsi che può slittare oltre il 2026.
La revisione incide anche sulla legge di bilancio 2026, liberando risorse utilizzate nelle coperture della manovra. A questo risultato contribuiscono sia la riallocazione di circa 5,5 miliardi su progetti già finanziati a legislazione vigente, sia economie di spesa per circa 1,6 miliardi.
Sul piano dell'attuazione, risultano conseguiti tutti i 50 obiettivi europei in scadenza nel secondo semestre 2025, con un tasso complessivo di avanzamento del 72%, in aumento di otto punti rispetto al semestre precedente. Le milestone mostrano un grado di completamento dell'87%, superiore al 56% dei target, mentre le riforme raggiungono l'85% e gli investimenti il 67%.
La spesa sostenuta accelera nettamente e a fine febbraio 2026 raggiunge 113,5 miliardi, rispetto agli 83 miliardi di agosto 2025, superando il 58% delle risorse complessive del Piano. Restano però circa 24,2 miliardi riferiti a 66 misure destinati, secondo le prime stime delle amministrazioni, a tradursi in spesa oltre il 2026, con una concentrazione particolare in strumenti finanziari, incentivi alle imprese, infrastrutture per la mobilità sostenibile, REPowerEU e transizione verde.
Nei flussi finanziari verso i soggetti attuatori, a marzo 2026 le anticipazioni ammontano a 28,6 miliardi, cui si aggiungono 16,2 miliardi di trasferimenti intermedi e 3,8 miliardi di saldi, per erogazioni complessive pari a 48,7 miliardi. La rendicontazione resta invece più arretrata, con oltre 74 mila rendiconti presentati ma solo 20,5 miliardi rendicontati e circa 6 miliardi approvati, un divario che la Corte considera da colmare con controlli più forti e scadenze più stringenti.
Impatto su aree interne e opere pubbliche
La relazione dedica un focus specifico alle aree interne, dove il PNRR mobilita 31,4 miliardi di risorse stanziate, di cui 21,9 miliardi provenienti direttamente dal Piano. Gli interventi si concentrano soprattutto su istruzione, efficienza energetica, digitalizzazione, competitività, tutela del territorio e sanità di prossimità.In questi territori l'attuazione mostra un andamento favorevole: a inizio marzo 2026 i pagamenti raggiungono il 57% dei finanziamenti, sopra la media del Piano ferma al 46%. Tuttavia, i lavori pubblici, centrali per ridurre i divari strutturali, avanzano più lentamente, con pagamenti al 37% e appena il 10% dei progetti conclusi, mentre restano in ritardo misure come asili nido, edilizia scolastica, Case della Comunità, rigenerazione urbana e attrattività dei borghi.
Sul fronte delle opere pubbliche, la Corte rileva che il Programma continua ad avanzare senza ulteriori rallentamenti, ma non recupera i ritardi già accumulati. I tempi medi di lavorazione si allungano di quasi due mesi tra le ultime due rilevazioni, un'evoluzione coerente con l'ingresso nella fase esecutiva di progetti di maggiore dimensione finanziaria.
A marzo 2026 quasi la metà dei progetti, il 48,5%, risulta conclusa o in collaudo, in netto aumento rispetto all'autunno precedente, mentre per importo gli investimenti conclusi o in collaudo rappresentano il 12,4% del totale. Restano in esecuzione progetti per oltre 75 miliardi e, secondo la Corte, il Mezzogiorno continua a mostrare tempi di avanzamento più rapidi della media nazionale, mentre nel Nord i tempi risultano più lunghi.
Nella nostra precedente analisi sulla revisione Istat del Pil italiano nel primo trimestre 2026, abbiamo evidenziato un’accelerazione moderata dell’economia, con crescita dello 0,3% sul trimestre e dello 0,8% su base annua. Il quadro mostrava un contributo positivo di consumi e investimenti, insieme a un saldo estero favorevole, con segnali di tenuta anche dal mercato del lavoro (ore lavorate e redditi in aumento).
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