Germania blocca i piani di UniCredit su Commerzbank con la quota del 12,7%
Il confronto su Commerzbank si irrigidisce mentre Berlino conferma di non voler cedere la propria partecipazione, rafforzando il fronte contrario a una mossa di UniCredit sulla seconda banca tedesca. La quota pubblica, pari a circa il 12,7%, resta un elemento chiave sia per l'assetto azionario sia per le opzioni strategiche legate a un'eventuale aggregazione.
In evidenza
- Il governo tedesco mantiene la quota del 12,7% in Commerzbank, bloccando di fatto i piani di acquisizione aggressiva da parte di UniCredit.
- UniCredit detiene oltre il 39% del capitale di Commerzbank ma non può procedere con delisting o squeeze out, poiché la normativa richiede almeno il 90%.
- I timori del governo riguardano la tutela dei 40.100 dipendenti e la sostenibilità del modello Mittelstand, mentre Commerzbank chiede rispetto del business e premio adeguato.
Linea del governo e ostacoli all'operazione
Come riferisce Handelsblatt, il governo tedesco dichiara di non avere intenzione di vendere la propria quota vicina al 12,7% in Commerzbank e afferma di voler respingere con fermezza gli approcci ritenuti aggressivi, incluso quello di UniCredit. Berlino considera i possibili piani sulla banca insostenibili, soprattutto per le piccole e medie imprese tedesche, e sostiene che non siano nemmeno nell'interesse degli stakeholder di UniCredit.Il governo ribadisce inoltre di voler continuare ad agire nell'interesse dei dipendenti di Commerzbank, delle Mittelstand tedesche e di Francoforte come centro finanziario. Sul fronte della banca, l'amministratrice delegata Bettina Orlopp continua a indicare due condizioni per un ritorno al tavolo, un premio adeguato al valore dell'istituto e il rispetto dell'attuale modello di business, centrato sui servizi finanziari alla clientela corporate Mittelstand in Germania e all'estero.
Dopo la scadenza del periodo di adesione all'offerta pubblica di scambio volontaria rivolta agli azionisti di Commerzbank, UniCredit si assicura oltre il 39% del capitale, con il 12,51% derivante dall'operazione e il 26,77% già detenuto. La banca può inoltre salire fino al 42,5% tramite derivati total return swap equivalenti a una quota con diritto di voto del 3,225%.
Con Berlino stabile intorno al 13%, un eventuale delisting resta di fatto precluso, mentre anche uno squeeze out appare difficilmente praticabile perché la normativa tedesca richiede il possesso del 90% della società per estromettere i soci di minoranza con indennizzo obbligatorio. Andrea Orcel sostiene fin dall'inizio di privilegiare un'operazione amichevole nei confronti del governo tedesco, del management e dei dipendenti, e oggi interviene a una conferenza mentre la partita resta aperta.
Impatto sul modello bancario tedesco
Il caso Commerzbank assume rilievo oltre la singola operazione perché tocca il ruolo del credito alle imprese nel mercato tedesco e la sensibilità politica legata all'occupazione. Le preoccupazioni del governo federale si concentrano in particolare sui circa 40.100 dipendenti di Commerz, già in calo anche sotto l'attuale gestione, in un contesto in cui la riduzione degli organici interessa più in generale il sistema bancario europeo per effetto di digitalizzazione, home banking, ridimensionamento delle filiali e operazioni di consolidamento.Nel dibattito entra anche il precedente di HVB dopo l'acquisizione da parte di UniCredit, indicato come possibile modello per Commerzbank sotto il profilo di maggiore efficienza, migliore uso del capitale e riduzione dei rischi. Il cost-to-income ratio di HVB scende in cinque anni dal 60,5% del 2000 al 30,2% del 2025, mentre l'utile netto operativo triplica da 1,1 a 3,1 miliardi, anche se gli occupati a tempo pieno passano da poco più di 12.000 a circa 8.400 in poco più di cinque anni.
Resta però da capire se UniCredit replichi in Commerzbank un modello percepito in Germania come più orientato ai grandi gruppi e al retail, oppure se da una combinazione con HVB nasca un operatore tedesco di grandi dimensioni più focalizzato sulla corporate bank, area di forza storica sia di Commerzbank sia di HVB. È su questo equilibrio tra efficienza, tutela del Mittelstand e presidio del centro finanziario di Francoforte che si misura l'impatto industriale e politico dell'operazione.
Nel nostro precedente approfondimento sull’aumento della partecipazione di UniCredit in Commerzbank fino a quasi il 40% abbiamo analizzato come l’operazione stesse incontrando forti resistenze sul piano della governance e un contesto di rischi legali e regolamentari, anche per la bassa adesione degli investitori indipendenti. Nello stesso quadro, avevamo evidenziato che l’incertezza legata a questi fattori poteva riflettersi sulla volatilità e sulle prospettive di breve periodo del titolo UniCredit, con segnali tecnici contrastanti e un possibile movimento in range.
Ultime notizie su UniCredit
- Forex
- Crypto