Il credito buy now, pay later accelera in Italia mentre arretrano i piccoli prestiti al consumo

Il credito buy now, pay later accelera in Italia mentre arretrano i piccoli prestiti al consumo
BNPL spinge il credito

L'espansione dei pagamenti rateali integrati negli acquisti sta ridisegnando il credito al consumo in Italia, con una crescita molto rapida tra canali online e negozi fisici. Tra il 2022 e il 2025 i volumi del buy now, pay later aumentano del 127%, mentre i prestiti tradizionali sotto i 1.500 euro registrano una flessione del 29%.

In evidenza

  • Il modello buy now, pay later rappresenta il 18,1% del credito usato dalla Gen Z italiana e coinvolge il 19% di utenti senza storia creditizia.
  • Il 53,4% delle transazioni Bnpl riguarda beni rapidamente deprezzabili, aumentando il rischio di debito sommerso tra i consumatori italiani.
  • Tra il 2024 e il 2025 i prestiti alle imprese ad alto rischio calano del 2,2% e per le microimprese vulnerabili la flessione raggiunge il 6,6%.

Crescita del Bnpl e rischi di debito sommerso

Come riportato dal focus Censis-Confcooperative «Il debito invisibile», presentato ieri, il modello «compra oggi, paga domani» si diffonde rapidamente grazie a procedure snelle, approvazioni veloci e rate di breve durata, fino a diventare una componente abituale delle spese quotidiane degli italiani.

Il fenomeno è particolarmente esteso tra i giovani. Nella generazione Z il Bnpl raggiunge il 18,1% degli strumenti di credito utilizzati, mentre il 19% dei richiedenti non ha alcuna storia creditizia, segnale di un primo accesso al debito che avviene senza un rapporto esplicito con una banca.

Il rapporto evidenzia anche il rischio di un accumulo silenzioso delle obbligazioni. L'uso contemporaneo di più contratti su piattaforme diverse produce impegni di piccolo importo che possono sfuggire agli indicatori tradizionali di vulnerabilità finanziaria, soprattutto quando riguardano beni a rapido deprezzamento come elettronica, abbigliamento e prodotti per la persona, che rappresentano il 53,4% del Bnpl.

Pressione sul credito a imprese e Mezzogiorno

Sul fronte aziendale, Censis e Confcooperative descrivono un quadro in peggioramento. Il 38,6% delle imprese italiane con almeno 50 addetti giudica la situazione economica attuale peggiore rispetto al trimestre precedente, quota che sale al 43,7% nel Mezzogiorno.

I dati della Bce relativi al secondo trimestre 2026 indicano un irrigidimento dei criteri di offerta dei prestiti alle imprese già in corso. Nello stesso tempo cala la domanda di finanziamenti per investimenti fissi e aumenta quella destinata a liquidità e capitale circolante, un cambiamento che segnala una gestione dell'emergenza più che della crescita.

Tra il 2024 e il 2025 i prestiti alle imprese ad alto rischio si riducono del 2,2%, mentre per le microimprese vulnerabili la flessione arriva al 6,6%. Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, afferma che il credito si contrae proprio per i soggetti che ne hanno maggiore necessità; tra le imprese considerate vulnerabili da Banca d'Italia, la quota di debito si attesta al 35% e, in uno scenario avverso, può salire di altri 5 punti percentuali.

I nuovi tassi soglia antiusura per il trimestre luglio-settembre 2026 aggiornano i limiti oltre i quali gli interessi vengono considerati usurari per un ampio ventaglio di operazioni, dai mutui al credito revolving. Nella nostra precedente analisi abbiamo spiegato che i parametri, basati sui TEGM e pubblicati in Gazzetta Ufficiale, forniscono a banche e intermediari il riferimento operativo per monitorare e contenere i costi del credito, rafforzando la tutela contro pratiche scorrette.

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