Ucimu, ordini di macchine utensili in calo nel secondo trimestre per lo stallo di Transizione 5.0
Nel secondo trimestre 2026 la domanda di macchine utensili rallenta bruscamente, con un arretramento che coinvolge sia il mercato italiano sia quello estero. Il calo più pesante si registra in Italia, dove l'attesa delle norme attuative del piano Transizione 5.0 spinge molte imprese a rinviare gli investimenti.
In evidenza
- L'indice degli ordini di macchine utensili di Ucimu segna un calo del 25,8% nel secondo trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo 2025, attestandosi a 47,8.
- Nel secondo trimestre 2026, gli ordini dall'estero scendono del 15,3% annuo mentre il mercato interno crolla del 38,7% a causa di incertezze geopolitiche e stagnazione degli investimenti.
- Sommando i primi due trimestri 2026, la riduzione degli ordini in Italia supera il 32% per l'impasse normativa su Transizione 5.0 e la crisi dell'automotive.
Flessione degli ordini tra aprile e giugno
Come riporta Il Sole 24 Ore, l'indice degli ordini elaborato dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu-Sistemi per produrre segna nel periodo aprile-giugno 2026 una diminuzione del 25,8% rispetto allo stesso trimestre del 2025. Assumendo pari a 100 il valore del 2021, l'indice si attesta a 47,8.La contrazione riflette le difficoltà incontrate dai costruttori italiani su entrambi i fronti commerciali. Dopo la crescita dei primi mesi dell'anno, gli ordini raccolti all'estero invertono la tendenza e scendono del 15,3% su base annua, mentre il mercato interno cede il 38,7%, appesantendo il dato complessivo.
Secondo Riccardo Rosa, presidente di Ucimu, l'incertezza geopolitica legata alle guerre, alla crisi di Hormuz e all'atteggiamento del presidente degli U.S. in politica internazionale mina un equilibrio già fragile per il settore. Rosa osserva che il rallentamento oltreconfine è coerente con il contesto e spiega che le imprese cercano di orientare l'offerta verso aree meno esposte ai conflitti, diversificando dove possibile i settori di sbocco.
Pressione su automotive e mercato italiano
A pesare sulla domanda resta soprattutto la rarefazione degli investimenti nell'automotive, indicato come primo mercato di destinazione per questi macchinari. Ucimu sostiene che i volumi storicamente garantiti dall'auto non possono essere compensati dalla domanda proveniente da comparti pur dinamici come difesa, aerospace ed energia.L'associazione chiede quindi alle istituzioni europee di rivedere i piani di sviluppo per l'auto secondo il principio della neutralità tecnologica, con l'obiettivo di accompagnare la transizione salvaguardando ambiente e occupazione. Sul fronte interno, la lunga impasse sulle regole attuative del nuovo piano Transizione 5.0 continua intanto a frenare le decisioni di spesa e, sommando primo e secondo trimestre del 2026, la riduzione degli ordini in Italia supera il 32%.
Nel nostro precedente approfondimento sull’escalation tra Stati Uniti e Iran e sui rischi nello Stretto di Hormuz abbiamo spiegato come le interruzioni dei transiti possano far risalire petrolio e gas, aumentando anche i costi di materie prime e trasporti marittimi. L’analisi metteva in evidenza che questi shock energetici e logistici si traducono in maggiore incertezza e pressione sui margini per le imprese manifatturiere italiane, con ricadute potenziali su inflazione e condizioni finanziarie.
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