Sistema culturale e creativo italiano rafforza valore aggiunto e occupazione nel 2025
Il sistema produttivo culturale e creativo conferma il suo peso nell'economia italiana, con 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto e 1,5 milioni di addetti nel 2025. Il quadro emerge dalla sedicesima edizione di "Io sono cultura", che collega la forza della cultura e della creatività anche alla manifattura e al made in Italy.
In evidenza
- Il rapporto 'Io sono cultura' di Unioncamere prevede per il 2025 un rafforzamento di valore aggiunto e occupazione nel sistema culturale e creativo italiano.
- Le industrie culturali e creative sono identificate come strategiche per la ripresa economica nazionale, con effetti su innovazione, turismo e settori correlati.
- Lo studio riconosce il contributo degli Embedded Creatives, evidenziando l'estensione dell'impatto culturale e creativo su tutto il tessuto produttivo del made in Italy.
Rapporto annuale e dati sul settore
Secondo Unioncamere, che cita il proprio rapporto, "Io sono cultura" misura ogni anno il contributo della cultura e della creatività all'economia nazionale e indica queste attività come uno dei motori della crescita italiana.Il testo sottolinea che le industrie culturali e creative restano tra i comparti più strategici per sostenere la ripresa economica e sociale del Paese. Oltre a generare occupazione e ricchezza, il settore sostiene l'innovazione nell'intera economia e attiva ricadute su altri ambiti, dal turismo ai settori coinvolti nel processo di culturalizzazione dell'economia.
Lo studio richiama anche il contributo degli Embedded Creatives, professionisti culturali e creativi che operano al di fuori del Core cultura e che ampliano l'impatto del settore sul tessuto produttivo nazionale.
Presentazione e impatto sul made in Italy
Il rapporto evidenzia il legame tra cultura, creatività e manifattura, indicando in questa relazione una delle basi dell'identità produttiva del made in Italy. Cultura e bellezza vengono descritte come tratti radicati nella società e nell'economia italiana, con un ruolo che va oltre l'ambito strettamente artistico.La sedicesima edizione è realizzata congiuntamente da Unioncamere, dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, da Fondazione Symbola e Deloitte, con la collaborazione dell'Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, Fondazione Fitzcarraldo e Fornasetti, oltre al patrocinio del ministero della Cultura.
Il rapporto viene presentato oggi con gli interventi, tra gli altri, di Ermete Realacci per Fondazione Symbola, Andrea Prete per Unioncamere, Ernesto Lanzillo per Deloitte & Touche S.p.a e Beniamino Quintieri per l'Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. Alla discussione partecipano anche rappresentanti delle industrie creative, dei contenuti digitali, della musica e degli eventi, a conferma della rilevanza trasversale del comparto.
Nel nostro precedente articolo sul piano quadriennale della Triennale di Milano abbiamo descritto la strategia con cui l’istituzione punta a rafforzare ricerca, formazione e programmazione espositiva, consolidando al contempo il posizionamento internazionale. L’analisi metteva in evidenza anche la sostenibilità finanziaria del modello, con ricavi 2025 stimati a 20 milioni e una quota rilevante di risorse private, oltre a nuove iniziative come l’ampliamento del Museo del Design Italiano e la nomina di Michele De Lucchi come direttore creativo.
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