Il titolo LVMH guadagna l'1,6% dopo la nomina di Thomas Mulliez a CEO di Veuve Clicquot
Al 18 settembre, il titolo LVMH è scambiato a 519,7 euro, in rialzo dell'1,6% nelle ultime 24 ore. L'azione di prezzo si inserisce in un contesto di recupero dai recenti minimi del 2025, anche se il titolo rimane significativamente lontano dai massimi storici.
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I punti salienti
- LVMH ha nominato Thomas Mulliez nuovo CEO di Veuve Clicquot, sostituendo Jean-Marc Gallot in una mossa strategica volta a rivitalizzare la divisione Vini e Liquori.
- Il cambio di leadership fa parte di uno sforzo più ampio per affrontare il calo dei volumi e della redditività nei segmenti champagne e cognac.
- Le azioni sono salite dell'1,6%, indicando una modesta fiducia degli investitori nel potenziale di miglioramento operativo.
Negli ultimi 12 mesi, LVMH ha perso circa il 25% della sua capitalizzazione di mercato, a causa della compressione dei margini, dell'indebolimento della domanda in Asia e del generale de-risking degli investitori nei confronti dei titoli del lusso. Tecnicamente, 500 euro rimane un livello di supporto chiave che ha tenuto più volte da giugno. Il titolo si sta avvicinando alla resistenza a breve termine nei pressi di 525-530 euro, dove la media mobile a 50 giorni si interseca con la linea di tendenza discendente dai massimi di aprile. Un breakout al di sopra di questa zona potrebbe innescare un movimento verso la media mobile a 200 giorni intorno a 558 euro.
Da un punto di vista valutativo, LVMH tratta con un P/E trailing di 22,3x e un P/E forward più vicino a 20x, il che indica moderate aspettative di crescita degli utili futuri. Il fatturato per il 2024 è stato di 84,7 miliardi di euro, sostanzialmente stabile rispetto all'anno precedente, mentre l'utile netto è stato di 12,6 miliardi di euro, in leggero calo rispetto al 2023. La divisione Moda e Pelletteria continua a guidare la redditività, mentre Vini e Liquori ha pesato sui margini complessivi. Il flusso di cassa libero si è mantenuto stabile, ma mostra un certo deterioramento dell'efficienza del capitale nei segmenti degli alcolici e dei cosmetici.

Dinamica del titolo LVMH (luglio 2025 - settembre 2025). Fonte: TradingView
Per quanto riguarda i segmenti, i gioielli della corona - Louis Vuitton, Dior e Celine - continuano a superare i concorrenti in termini di brand equity e potere di prezzo, anche se non sono immuni dai cicli macro. L'unità Vini e alcolici (Moët Hennessy), invece, ha registrato un calo dei ricavi negli ultimi trimestri e ha rivisto al ribasso le previsioni a causa del calo dei volumi, in particolare negli Stati Uniti e in Cina. Anche gli effetti negativi dei cambi e la pressione inflazionistica sulle materie prime hanno eroso i margini.
Mosse strategiche in mezzo ai venti contrari: nuovo CEO per Veuve Clicquot
In un notevole sviluppo strategico, LVMH ha nominato Thomas Mulliez nuovo Presidente e CEO della sua casa di champagne, Veuve Clicquot Ponsardin. Mulliez succede a Jean-Marc Gallot, che lascia il gruppo dopo diversi anni al timone. La mossa fa parte di una più ampia ristrutturazione volta a ridare slancio alla divisione Wines & Spirits, che sta registrando risultati insufficienti. Il cambio di leadership segna il tentativo di LVMH di imprimere una nuova direzione a un'unità che è rimasta indietro sia dal punto di vista operativo sia per quanto riguarda la visibilità del mercato, in particolare a causa del calo dei volumi e della compressione dei margini nei principali mercati di esportazione.
Questo fa seguito a un precedente rimpasto interno: Jean-Jacques Guiony, in precedenza direttore finanziario del Gruppo, è stato nominato CEO di Moët Hennessy nel febbraio 2025, mentre Alexandre Arnault ha assunto il ruolo di vice CEO. Il gruppo ha anche avviato misure di riduzione dei costi, tra cui una riduzione del 12% della forza lavoro nelle sue attività nel settore degli alcolici e una rivalutazione della strategia di portafoglio, in particolare nei mercati maturi dello champagne e del cognac. La tempistica di questi cambiamenti di leadership suggerisce che LVMH non sta aspettando che le condizioni macroeconomiche migliorino, ma sta riposizionando proattivamente la divisione per recuperare competitività. Questa svolta strategica è particolarmente critica se si considera che Hermès ha recentemente superato LVMH come marchio di lusso di maggior valore in termini di capitalizzazione di mercato, grazie soprattutto a margini più stabili e a una migliore resistenza in Asia-Pacifico.
La ripresa dipende dall'inversione di tendenza degli spiriti e dalla ripresa della Cina
Con LVMH che scambia vicino ai 520 euro, la prossima fase sarà determinata da tre fattori interconnessi: la stabilizzazione dei margini, la ripresa della divisione alcolici e il sentimento dei consumatori cinesi. Nello scenario di base, se la disciplina dei costi regge e il nuovo team di leadership riesce ad arrestare il declino di Wines & Spirits, il titolo potrebbe registrare un rimbalzo del 10-15%, puntando a €570-590 nei prossimi sei mesi. Ciò richiederebbe probabilmente segnali positivi dagli utili del terzo trimestre, in particolare per quanto riguarda la normalizzazione delle scorte e la strategia di prezzo nello champagne e nel cognac.
Il caso negativo prevede una continua pressione sui volumi degli alcolici, una domanda cinese debole e una leva operativa limitata nel settore della moda e della pelletteria. In questo scenario, il titolo rischia di scendere verso la zona dei 480-490 euro, in particolare se le condizioni macro peggiorano o se si intensificano i rischi geopolitici nelle regioni chiave. Nel caso del toro, una forte ripresa in Asia unita al successo del riposizionamento di Moët Hennessy e all'allentamento delle pressioni sui tassi di cambio potrebbero spingere le azioni verso i 620 euro, recuperando il terreno perduto dai livelli di inizio 2024.
Il testamento di Giorgio Armani nomina LVMH, L'Oréal ed EssilorLuxottica come acquirenti futuri preferiti del marchio, delineando una vendita graduale fino al 54,9% in cinque anni. LVMH ha accolto con favore la mossa, con l'amministratore delegato Bernard Arnault che ha espresso interesse per un accordo che onorasse l'eredità di Armani, rafforzando al contempo la sua impronta globale.
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