Intesa Sanpaolo, le criptovalute restano marginali nel risparmio degli italiani

Intesa Sanpaolo, le criptovalute restano marginali nel risparmio degli italiani
Criptovalute poco usate

Nelle scelte di investimento delle famiglie italiane, gli strumenti finanziari più nuovi continuano a occupare uno spazio limitato. L’indagine presentata da Intesa Sanpaolo e dal Centro Einaudi indica che meno del 2% degli italiani usa le criptovalute come investimento e che circa l’88% non le conosce o non vi è interessato.

Punti chiave

  • Le criptovalute, il crowdfunding e il peer-to-peer lending restano marginali nel risparmio degli italiani, con oltre l’80% che li ignora.
  • Il 58,1% degli italiani gestisce il denaro principalmente tramite filiale fisica, mentre solo il 12,8% preferisce l’app mobile.
  • Oltre il 60% ritiene troppo rischiosi gli assistenti vocali e circa l’87% si oppone ai sistemi completamente automatizzati basati sull’AI.

Tecnologia finanziaria ancora poco adottata

Come riportato da Borsa Italiana, i risultati dell’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani mostrano che anche crowdfunding e peer-to-peer lending restano fuori dal perimetro delle abitudini diffuse, con oltre l’80% del campione che li ignora, mentre euro digitale e stablecoin rimangono sconosciuti.

L’approfondimento dedicato alla tecnologia delinea un quadro polarizzato: il 28,2% del campione non utilizza internet, mentre un altro 27,9% lo impiega in modo pienamente integrato in tutte le attività. Il divario digitale emerge quindi come uno degli elementi centrali per comprendere il rapporto tra risparmiatori italiani e nuovi strumenti finanziari.

Filiale in vantaggio e fiducia digitale debole

Nel momento della gestione concreta del denaro, la rete fisica mantiene un ruolo dominante. Il 58,1% del campione opera prevalentemente allo sportello, il 26,5% adotta un modello misto e soltanto il 12,8% utilizza soprattutto l’app mobile.

La fiducia nei canali digitali resta il principale fattore di separazione tra gli utenti. Circa un terzo degli intervistati dichiara di non fidarsi affatto, mentre solo una quota minima afferma di fidarsi molto; la sicurezza rappresenta la preoccupazione dominante. Tra le funzioni più apprezzate figurano le notifiche di spesa, indicate da circa il 52%, e l’analisi predittiva basata sull’AI, al 36%, ma la resistenza aumenta quando la tecnologia riduce il ruolo attivo dell’utente: oltre il 60% giudica troppo rischiosi gli assistenti vocali e circa l’87% si oppone ai sistemi completamente automatizzati basati sull’AI.

Il passaggio di TIM sotto il controllo di Poste Italiane ha segnato una nuova fase nel riassetto del gruppo tlc, con un focus sulle sinergie industriali. Nella nostra precedente analisi abbiamo evidenziato come l’operazione miri a rafforzare la capacità di investimento in servizi digitali, cloud, cybersecurity e intelligenza artificiale, elementi chiave per la trasformazione digitale del Paese.

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