Italia registra la crescita più debole della ricchezza familiare nell'UE, aumenta la concentrazione ai vertici
La ricchezza netta delle famiglie italiane cresce fino a 11.333 miliardi di euro al 31 dicembre 2025, ma il passo resta il più lento tra le principali economie europee. Nello stesso periodo aumenta anche la concentrazione patrimoniale, con il 5% più ricco che arriva a detenere oltre metà della ricchezza complessiva.
Punti chiave
- Italia registra la crescita più bassa della ricchezza familiare tra le principali economie UE: +22,8% in dieci anni contro l'87,3% della Germania.
- Il peso dell'Italia sulla ricchezza dell'area euro scende dal 21,7% al 16,5% tra 2015 e 2025, con concentrazione patrimoniale crescente tra i più ricchi.
- Il 10% più abbiente in Italia controlla il 60,6% della ricchezza netta e quote elevate degli strumenti finanziari, mentre il debito si concentra tra i meno abbienti.
Crescita patrimoniale debole e peso in calo nell'area euro
Come riporta Borsa Italiana, citando l'Osservatorio sulla ricchezza delle famiglie della Fondazione Fiba di First Cisl, presentato a Roma durante la tavola rotonda sulla ricchezza delle famiglie e lo sviluppo del Paese, l'Italia mostra la crescita più bassa della ricchezza netta tra le maggiori economie europee.Al 31 dicembre 2025, la ricchezza netta delle famiglie italiane ammonta a 11.333 miliardi di euro, contro i 19.867 miliardi della Germania, i 14.054 miliardi della Francia e gli 8.484 miliardi della Spagna. Nell'intera area euro il totale raggiunge 68.521 miliardi di euro.
Negli ultimi dieci anni l'aumento per l'Italia si ferma al 22,8%, a fronte dell'87,3% della Germania, del 42% della Francia e del 56,6% della Spagna. Di conseguenza, il peso dell'Italia sulla ricchezza complessiva dell'area euro scende dal 21,7% al 16,5%.
Dal 2015 la crescita complessiva italiana, pari a 2.107 miliardi di euro, è determinata per circa il 45% da azioni non quotate e altri titoli di capitale, in aumento del 102,7% e detenuti quasi interamente dal decile più abbiente. L'espansione procede inoltre a due velocità, con un aumento di 1.829,6 miliardi tra 2020 e 2025 contro 277,4 miliardi nel periodo 2015-2020.
Ricchezza più concentrata e squilibri nelle attività finanziarie
La distribuzione della ricchezza familiare italiana si concentra sempre di più nelle fasce più benestanti. Il 10% più ricco passa dal detenere il 52% della ricchezza netta complessiva nel 2010 al 60,6% al 31 dicembre 2025, mentre il 5% più ricco sale dal 39,9% al 50,2%.Anche le passività pesano soprattutto sulle famiglie meno abbienti. I cinque decili più poveri sostengono il 37,9% dell'indebitamento complessivo e, guardando al rapporto tra passività e ricchezza lorda, il decile più povero arriva al 95,6%, pur restando sotto i livelli di molti Paesi dell'area euro, dove per la stessa fascia la ricchezza risulta negativa.
L'indebitamento complessivo delle famiglie italiane equivale al 10,2% del totale dell'area euro, pari a 804,7 miliardi di euro su 7.927,7 miliardi, rispetto al 27,4% della Germania, al 22,2% della Francia e al 9,1% della Spagna. La quota italiana è in calo rispetto all'11,1% del 2015.
La concentrazione riguarda anche le attività finanziarie. Il 10% più abbiente detiene il 43,4% dei depositi, il 76,7% dei titoli di debito, il 93,3% delle azioni quotate, l'82,5% delle quote di fondi comuni, il 76,9% delle polizze vita e il 98,3% delle azioni non quotate e delle altre partecipazioni. Gli immobili continuano ad avere un ruolo rilevante, con un peso del 46% sulla ricchezza lorda, ma la dinamica dei prezzi resta più debole rispetto all'area euro: ponendo il 2015 uguale a 100, l'indice delle abitazioni italiane sale a 116,1 nel 2025, contro 153,7 nell'eurozona, 152,7 in Germania, 127,3 in Francia e 180,6 in Spagna.
L’agenda economica del 14 settembre, di cui avevamo già scritto, riuniva diversi appuntamenti istituzionali e indicatori seguiti dal mercato italiano, tra cui i dati Istat sui flussi turistici del secondo trimestre e la riunione del Consiglio dei ministri. Nello stesso contesto, venivano monitorati anche segnali internazionali come la produzione industriale giapponese, mentre una nostra precedente analisi ricordava che la produzione industriale italiana mostrava un recupero congiunturale ma con un quadro annuo ancora poco dinamico e disomogeneo tra i settori.
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