Piemonte, crescita economica debole e ricavi attesi in stagnazione nel 2026

Piemonte, crescita economica debole e ricavi attesi in stagnazione nel 2026
Piemonte: economia in stallo

L'economia del Piemonte chiude il 2025 con un'espansione contenuta, mentre l'avvio del 2026 mostra un nuovo peggioramento del quadro connesso alle tensioni nel Golfo Persico e ai problemi negli approvvigionamenti. La regione risente in particolare delle difficoltà dell'automotive, anche se comparti come aerospazio, ICT e turismo continuano a offrire segnali di tenuta o crescita.

In evidenza

  • Banca d'Italia prevede per il Piemonte una crescita del PIL dello 0,4% nel 2025, inferiore sia al Nord che al dato nazionale (0,5%).
  • Indagine sugli operatori anticipa stagnazione dei ricavi nell’industria e nei servizi e una riduzione nelle costruzioni per tutto il 2026.
  • A febbraio 2026 pagati poco oltre il 60% dei circa 10 miliardi PNRR destinati al Piemonte, con ritardi nei progetti sanitari regionali.

Rapporto annuale e quadro congiunturale regionale

Banca d'Italia presenta oggi a Torino il rapporto annuale "L'economia del Piemonte", che indica per il 2025 una crescita del prodotto dello 0,4%, sotto il dato del Nord e dell'Italia, entrambi allo 0,5%. Secondo l'indicatore ITER, l'attività regionale resta quindi debole, mentre il Regiocoin segnala un peggioramento a marzo dopo un recupero parziale nella parte finale del 2025 e nei primi due mesi del 2026.

Sul deterioramento pesa il quadro macroeconomico legato al conflitto nel Golfo Persico e alle criticità nelle forniture di materie prime. Per l'intero 2026, l'indagine della banca centrale presso le imprese prefigura stagnazione dei ricavi nell'industria e nei servizi e una riduzione dell'attività nelle costruzioni.

Nel 2025 la produzione industriale mostra un lieve recupero, insufficiente però a compensare il calo dell'anno precedente, mentre le esportazioni crescono meno della domanda internazionale. Le difficoltà dell'automotive continuano a incidere in modo rilevante sul sistema produttivo piemontese, con un'esposizione superiore alla media nazionale sia nella manifattura sia in alcuni comparti del terziario.

Tra i settori in espansione, l'aerospazio mantiene un peso maggiore sul valore aggiunto regionale rispetto al resto del Paese e una più elevata propensione all'innovazione. Anche l'ICT continua a mostrare maggiore vivacità nei servizi, mentre il PNRR sostiene ancora le costruzioni, sebbene per il 2025 l'attività del comparto rallenti rispetto alle spinte precedenti.

Occupazione, famiglie e investimenti sotto pressione

Il mercato del lavoro rallenta nel 2025, con una flessione degli occupati nell'industria e un ulteriore aumento del ricorso agli strumenti di integrazione salariale. La crescita delle persone in cerca di lavoro porta il tasso di disoccupazione al livello medio italiano, mentre le retribuzioni contrattuali continuano a salire in termini nominali ma meno dell'anno precedente.

Il rapporto evidenzia inoltre divari salariali per genere, età e cittadinanza, insieme a differenze persistenti nella partecipazione al lavoro, soprattutto per le donne, su cui continua a gravare una quota rilevante dei carichi di cura familiare. Sul fronte delle famiglie, nel 2025 reddito e consumi crescono poco in termini reali, la domanda di autovetture si indebolisce e il credito al consumo collegato ne risente, mentre le compravendite di abitazioni accelerano con un aumento dei mutui.

Per le imprese, gli investimenti industriali aumentano ma meno delle attese formulate nella primavera del 2025, in un contesto di redditività moderatamente in calo e incertezza elevata. I prestiti bancari nel complesso si stabilizzano, ma continuano a diminuire nell'industria, nelle costruzioni e tra le aziende più piccole, mentre cresce il ricorso al finanziamento obbligazionario, soprattutto tra le società di servizi di maggiori dimensioni.

Gli investimenti degli enti territoriali piemontesi rallentano fortemente nel 2025 dopo l'espansione del biennio precedente trainata dal PNRR. A febbraio 2026 i pagamenti effettuati superano di poco il 60% dei circa 10 miliardi destinati a interventi in Piemonte o a favore di soggetti privati con sede nella regione, mentre l'attuazione dei progetti sanitari procede a velocità diverse, con ritardi nelle Case e negli Ospedali di comunità e nello sviluppo della telemedicina.

Nella nostra precedente analisi sul calo dei prezzi del petrolio dopo l’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran, abbiamo spiegato come i mercati abbiano iniziato a scontare una possibile riapertura dello Stretto di Hormuz e un temporaneo allentamento del premio di rischio geopolitico. Allo stesso tempo, avevamo evidenziato che la normalizzazione dei flussi fisici potrebbe richiedere settimane e che restano fattori di fragilità legati a domanda, scorte e incertezza sull’esito definitivo della tregua.

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