Natuzzi cerca un accordo su cassa integrazione e uscite, cresce il rischio per il distretto del divano
Il rinvio al 19 maggio del tavolo sulla crisi Natuzzi prolunga di una settimana il confronto su ammortizzatori sociali e incentivi all’esodo in una fase decisiva per la tenuta del gruppo. La trattativa coinvolge anche l’intero distretto del mobile imbottito dell’Alta Murgia, dove la sostenibilità industriale dell’azienda pesa su occupazione e filiera.
Punti chiave
- Il confronto tra Natuzzi e sindacati sulla cassa integrazione straordinaria viene aggiornato al 19 maggio, con l’azienda che propone un aumento fino all’80%.
- La crisi coinvolge circa 1.700 dipendenti Natuzzi e 600 imprese del distretto del mobile imbottito, con impatto diretto sull’economia dell’Alta Murgia.
- L’azienda offre circa 50 mila euro in cinque anni per le uscite volontarie, proposta respinta dai sindacati, mentre intesa essenziale per la convocazione del tavolo permanente il 27 maggio.
Confronto al ministero e nodi aperti
Come riportato da Il Sole 24 Ore, il confronto al Ministero del Lavoro viene aggiornato al 19 maggio dopo una mattinata di tensione tra azienda e sindacati. L’obiettivo resta trovare un compromesso su una cassa integrazione straordinaria inferiore all’80% e su condizioni di uscita volontaria più favorevoli per i lavoratori.Natuzzi conferma la necessità di alzare fino all’80% la cassa integrazione, collegandola al calo degli ordini e agli effetti del contesto internazionale su un gruppo quotato al Nyse. I sindacati contestano però l’impostazione dell’azienda e mettono in relazione l’aumento della cigs, dall’attuale 45% verso livelli molto più alti, con una maggiore lavorazione in Romania.
Nel frattempo resta aperto anche il dossier sul fondo di Salvaguardia, dopo la presentazione dell’istanza da parte dell’azienda e l’avvio della due diligence da parte di Invitalia. I tempi di questo percorso restano però incerti, mentre nel breve periodo il punto centrale è l’esito del negoziato previsto nel bilaterale del 18 maggio a Roma, alla vigilia del nuovo incontro ministeriale.
Impatto su Puglia e filiera del mobile imbottito
La crisi coinvolge uno storico marchio del settore, circa 1.700 dipendenti e altre 600 imprese del distretto del mobile imbottito, con ricadute dirette sull’economia dell’Alta Murgia tra Bari e Matera. Durante l’audizione in Commissione Attività produttive della Camera, le sigle sindacali chiedono l’ingresso dello Stato nel capitale, richiamando oltre vent’anni di finanziamenti pubblici a sostegno dell’azienda.Un possibile sostegno alla trattativa può arrivare dalla Regione Puglia, che valuta l’uso di una misura già applicata per l’ex Ilva a favore dei lavoratori a rischio di uscita dal mercato del lavoro. In caso di accordo sulla cassa integrazione, la Regione può intervenire con un contributo economico giornaliero da convertire in formazione, con l’obiettivo di attenuare l’impatto sociale della cigs e accompagnare le trasformazioni industriali.
Resta inoltre aperto il nodo degli incentivi all’esodo. L’ultima offerta aziendale, pari a circa 50 mila euro in cinque anni per le uscite volontarie, viene respinta dai sindacati come inaccettabile, soprattutto per i quasi 400 dipendenti vicini alla pensione che perderebbero la Naspi; da un’eventuale intesa dipende anche la convocazione del 27 maggio del tavolo permanente sulla crisi Natuzzi istituito al Mimit.
Nella nostra precedente analisi sulla vertenza Natuzzi abbiamo seguito l’avvio del confronto al Ministero del Lavoro tra azienda, sindacati e istituzioni sugli strumenti di tutela occupazionale. Al centro c’erano la richiesta di cassa integrazione straordinaria fino all’80% e gli incentivi all’esodo fino a 50.000 euro, contestati dalle sigle sindacali, sullo sfondo della crisi del distretto pugliese e dell’ipotesi di accesso al fondo Salvaguardia di Invitalia.
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