Italia e Francia avviano un patto sulla moda come modello per altri comparti industriali
Il confronto industriale tra Italia e Francia si allarga alla moda con l'avvio di un percorso comune sostenuto dai governi e dalle associazioni dei due sistemi produttivi. L'iniziativa nasce con l'obiettivo di rafforzare il coordinamento europeo su concorrenza, tutela dei consumatori e difesa delle imprese dall'ultra fast fashion.
In evidenza
- Italia e Francia avviano un patto bilaterale sulla moda con presidenza condivisa e coinvolgimento delle principali associazioni delle filiere nazionali.
- Il patto punta a rafforzare la rappresentanza europea del settore moda e armonizzare dal 1 luglio e 1 ottobre le normative su salute, ambiente e concorrenza sleale.
- Il progetto viene proposto come modello per automotive, spazio e microelettronica, mentre l'export italiano verso gli Stati Uniti crescerà del 7,2% nel 2025 nonostante i dazi.
Coordinamento bilaterale sulla moda e agenda europea
Come riferisce Borsa Italiana, il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso annuncia l'avvio di un percorso condiviso per un patto Italia-Francia sulla moda, presentandolo in conferenza stampa con il ministro dell'Industria francese Sebastien Martin. Urso spiega che il tavolo nazionale della moda, istituito all'inizio della legislatura e convocato due volte l'anno in plenaria oltre che nei comitati tecnici, viene riunito con presidenza comune dei due Paesi e con la partecipazione delle associazioni rappresentative delle rispettive filiere.Secondo Urso, la moda rappresenta il settore più adatto per iniziare una collaborazione strutturata perché unisce identità, cultura ed economia dei due Paesi in un ecosistema industriale comune. Il ministro aggiunge che le imprese del comparto chiedono una rappresentanza più incisiva in Europa, anche per contrastare il fenomeno dell'ultra fast fashion.
Nel quadro di questa azione, Urso richiama le misure entrate in vigore dal 1 luglio e quelle previste dal 1 ottobre per armonizzare eventuali normative nazionali in un contesto europeo. L'obiettivo indicato è tutelare meglio i consumatori da prodotti che possono arrecare danni alla salute e all'ambiente, oltre a proteggere le imprese dalla concorrenza sleale.
Estensione ad automotive, spazio e microelettronica
Il ministro collega il patto sulla moda a una cooperazione industriale più ampia tra Italia e Francia, citando tra i settori principali l'automotive. In questo ambito, sottolinea la presenza condivisa di Stellantis e di una filiera della componentistica che contribuisce anche alla produzione di altre auto europee.Urso afferma che Roma e Parigi condividono alcune linee di azione, tra cui la prospettiva di costruire con la Germania una posizione comune fondata sulla neutralità tecnologica. Il riferimento è al confronto tra i principali Paesi industriali europei per orientare Commissione e istituzioni dell'Unione verso riforme ritenute necessarie a sostenere l'industria europea ed evitare che la transizione ambientale si traduca in desertificazione industriale.
Tra gli altri comparti indicati dal ministro figurano anche lo spazio e la microelettronica, definiti strategici. Urso segnala inoltre che l'export italiano nel 2025 registra nuovi record negli Stati Uniti, con una crescita del 7,2% nonostante i dazi, e aggiunge che l'espansione prosegue anche nella prima parte del 2026.
Nella nostra precedente analisi sulla ratifica italiana dell’Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona abbiamo spiegato come questo passaggio rafforzi la protezione internazionale delle indicazioni geografiche e, di riflesso, la difesa del Made in Italy sui mercati esteri. L’adesione estende automaticamente la tutela alle 166 IG già registrate e mira a contrastare più efficacemente abusi, imitazioni e contraffazioni, con benefici anche per consumatori e produttori.
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