Alphabet è diventata una delle principali beneficiarie dell'attuale ciclo dell'intelligenza artificiale: secondo l'ultima relazione finanziaria, il fatturato è cresciuto di circa il 22% su base annua, attestandosi a 109,9 miliardi di dollari, mentre l'utile netto ha registrato un balzo dell'81% su base annua, con un utile per azione (EPS) di circa 5,11 dollari, contro le previsioni di circa 2,6 dollari: una performance che si colloca tra i risultati più solidi nel settore delle grandi aziende tecnologiche. Parte di questo aumento degli utili riflette effetti una tantum e legati agli investimenti (come le partecipazioni azionarie, comprese quelle in start-up di IA), ma gli indicatori operativi – specialmente nel Cloud e nella Ricerca – confermano una reale crescita strutturale.
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Il motore principale è Google Cloud, il cui fatturato è aumentato del 63% su base annua a 20,03 miliardi di dollari, mentre il portafoglio ordini ha superato i 460 miliardi di dollari, il che viene interpretato dal mercato come un profilo di flussi di cassa futuri "a pieno regime" e, di fatto, un secondo motore a tutti gli effetti accanto alla pubblicità. I margini del Cloud sono aumentati notevolmente, mentre Google Search ha registrato una crescita dei ricavi di circa il +19% e la sua quota di query di ricerca negli Stati Uniti si è effettivamente rafforzata, minando la tesi ribassista principale secondo cui servizi simili a ChatGPT avrebbero ucciso il business della ricerca di Google.
Allo stesso tempo, la monetizzazione degli abbonamenti all'IA sta accelerando: all'interno dell'ecosistema di Google ci sono già oltre 350 milioni di utenti paganti, e le funzionalità basate su Gemini stanno generando un traffico maggiore e un aumento dei volumi di impressioni pubblicitarie. In sostanza, Google si sta evolvendo da un "puro operatore pubblicitario" a una piattaforma di IA full-stack — che spazia dai chip interni (TPU), all'infrastruttura cloud, alla ricerca e agli abbonamenti su scala aziendale — rafforzando la sua posizione come uno dei principali fornitori all'ingrosso di infrastrutture di IA, che compete con Microsoft in termini di flessibilità e si differenzia nettamente dai modelli incentrati su Nvidia.
D'altra parte, l'enorme spesa in conto capitale (circa 180-190 miliardi di dollari nel 2026, con indicazioni di un'ulteriore espansione nel 2027), insieme al più ampio boom degli investimenti nell'IA tra le grandi aziende tecnologiche (centinaia di miliardi in totale), solleva interrogativi sul ritorno di questi investimenti e sul fatto che la crescita guidata dall'IA si tradurrà in un utile operativo sostenibile o rimarrà una costosa narrativa "guidata dal capitale". Una parte degli utili attuali di Alphabet deriva proprio da voci legate agli investimenti (partecipazioni in SpaceX, Anthropic e altre), aggiungendo volatilità e rendendo il profilo degli utili "meno pulito" da un punto di vista puramente operativo.
Il mercato ha già scontato molte buone notizie: le azioni di Alphabet sono aumentate di circa il +23% da inizio anno e di circa il +135% negli ultimi 12 mesi, il che aumenta il rischio di un consolidamento o di un calo più marcato in caso di una prima delusione significativa nel ROI dell'IA o di uno shock macroeconomico. Nel complesso, GOOGL sembra attualmente una delle esposizioni all'IA più forti nel settore delle grandi tech, ma non è più una delle più convenienti: lo scenario di base indica un consolidamento nella fascia 350-400 dollari, con uno scenario rialzista che spinge verso i 420-460 dollari e uno ribassista che consente un calo a 300-330 dollari se la spesa aumenta e l'ottimismo sull'IA si indebolisce.
In precedenza avevo osservato che Google ha raggiunto nuovi massimi grazie al forte sostegno degli utili, e nella sessione di ieri il titolo ha chiuso molto vicino al suo massimo recente, ma la mancanza di ulteriori progressi da parte dei rialzisti potrebbe alla fine innescare la liquidazione delle posizioni lunghe.
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