Unioncamere segnala domanda di lavoro in calo a giugno, 623mila contratti programmati
Le imprese programmano quasi 623mila entrate a giugno e un fabbisogno complessivo di 1,5 milioni di contratti nel periodo giugno-agosto. Il quadro mostra una flessione rispetto allo stesso mese del 2025 e conferma difficoltà ancora elevate nel reperimento dei profili richiesti.
In evidenza
- Unioncamere indica un calo del 2,3% delle entrate previste a giugno, pari a 15mila contratti in meno su base annua, per un totale di 623mila.
- Nel trimestre giugno-agosto 2024, la riduzione delle posizioni programmate tocca quasi 42mila unità, registrando una flessione del 2,6%.
- Le imprese faticano a reperire il 42% dei profili ricercati, mentre la domanda di under 30 rimane stabile a 190mila ingressi previsti.
Previsioni occupazionali e carenza di profili
Secondo il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e ministero del Lavoro e delle politiche sociali, le entrate previste dalle imprese scendono di circa 15mila unità su base annua a giugno, pari a un calo del 2,3%. Nel trimestre giugno-agosto la riduzione raggiunge quasi 42mila entrate, con una flessione del 2,6%.Il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro resta elevato. A giugno le imprese dichiarano difficile reperire il 42% dei profili ricercati, una quota in lieve diminuzione rispetto alle rilevazioni precedenti ma ancora significativa per il mercato del lavoro.
Domanda di giovani e implicazioni per il mercato
Si consolida intanto la richiesta di lavoratori giovani, con 190mila entrate destinate agli under 30. Il dato segnala una componente stabile della domanda delle imprese, in un contesto in cui la ricerca di competenze disponibili continua a rappresentare un vincolo operativo.Per il mercato del lavoro italiano, il quadro indica quindi una domanda ancora ampia in termini assoluti ma meno dinamica rispetto al 2025. La persistenza del mismatch può incidere sulla capacità delle imprese di coprire le posizioni programmate nei mesi estivi, soprattutto nei segmenti con maggiore difficoltà di reperimento.
Nel nostro precedente approfondimento sulla produzione industriale italiana di aprile 2026 abbiamo segnalato un nuovo aumento mensile (+0,5%) e una crescita annua (+1,3%), sostenuta soprattutto dai beni strumentali e intermedi. L’analisi metteva in evidenza anche forti differenze tra comparti, con settori in accelerazione e altri in calo, delineando un quadro utile per leggere l’attuale capacità delle imprese di programmare attività e fabbisogni di personale.
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